21 marzo 2019

Tassazione Rendite Finanziarie, Capital Gain, Utili e Dividendi: che Tasse si Pagano sugli Investimenti

Le tasse da pagare sugli interessi del conto, degli investimenti, sulle plusvalenze, i dividendi e gli utili: guida aggiornata per il 2019.
Gli interessi degli investimenti sono soggetti alla tassazione sulle rendite finanziarie in misura differente in base alla tipologia dell'investimento stesso: pagano una tassa più bassa i rendimenti dei Titoli di Stato e dei buoni fruttiferi postali, più alta i rendimenti dei conti deposito e correnti, delle azioni in Borsa, dei vari trading, del forex, dell'acquisto di oro argento diamanti e simili, delle obbligazioni bancarie, gli Etf, le assicurazioni sulla vita e le polizze di investimento. La tassazione delle plusvalenze va distinta tra plusvalenze da partecipazioni qualificate e non qualificate, ma attenzione alle date di realizzo perché la riforma della tassazione del capital gain è stata fatta nel 2018. Stesso discorso per la tassazione di utili e dividendi. Questa guida è aggiornata e valida per il 2019. Ovviamente c'è anche da pagare l'imposta di bollo.

Tassazione rendite finanziarie
Il governo Renzi nella primavera 2014 ha alzato la tassazione sulle rendite finanziarie di diversi investimenti, facendola passare dal 20% al 26% a partire dal 1 luglio 2014 (investimenti fatti da questa data ma anche i rendimenti maturati in seguito), lasciandola al 12.50% per altri:
  • tassazione rendite finanziarie al 26% degli interessi per conti correnti, conti deposito, fondi comuni, gestioni patrimoniali, obbligazioni e bond bancari e societari, Etf, polizze vita e polizze di investimento, azioni e investimenti in Borsa in genere, trading (commodities, oro, forex...), opzioni... ovvero tutti i redditi da capitale (più sotto maggiori dettagli su tassazione dividendi e plusvalenze perchè dal 2018 ci sono novità importanti)
  • tassazione rendite finanziarie al 12.50%: buoni fruttiferi postali della CDP, Titoli di Stato (Btp, Bot, Cct) e titoli equiparati emessi da organismi internazionali e obbligazioni emesse da Stati esteri white list e da loro enti territoriali (per i quali si è scesi dal 20% al 12.50% proprio dal 1 luglio 2014); attenzione: si rientra nella tassazione di capital gain se i Titoli di Stato sono venduti prima della scadenza, con appunto realizzo di capital gain, e dunque si paga il 26%
  • tassazione fondi pensione: a partire dal 24 giugno 2014 si è passati dall'11% all'11.50%, ma la Legge di Stabilità 2015 del governo Renzi l'ha alzata ancora al 20% come scritto nella guida Fondi Pensione: Tassazione Aumentata, anche per le Casse Previdenziali dei Professionisti
Tassazione capital gain
Dal 1 gennaio 2019 si è completata la riforma della tassazione delle plusvalenze percepite da persone fisiche non in regime di impresa ed è scomparsa la distinzione tra partecipazione qualificata e non qualificata per la tassazione delle plusvalenze: con effetto dalle cessioni a titolo oneroso di partecipazioni fatte dal 1 gennaio 2019 (va specificato che per lat tassazione di capital gain vale la data di vendita), le plusvalenze da partecipazioni qualificate realizzate al di fuori dell'esercizio d'impresa da persone fisiche, enti non commerciali e società semplici sono soggette all’imposta sostitutiva del 26% al pari delle partecipazioni non qualificate.
tassazione titoli di stato, buoni fruttiferi, fondi pensione, obbligazioni, azioni, investimenti vari
Per le plusvalenze realizzate prima di tale data, la tassazione delle plusvalenze da cessioni di partecipazioni qualificate sono tassabili nella misura del 49,72% se realizzate entro il 31 dicembre 2017, 58,14% se realizzate nel 2018.

Venendo dunque meno dal 1 gennaio 2019 l'obbligo di distinguere plusvalenze / minusvalenze da partecipazioni qualificate o non qualificate, si può ritenere che possano anche compensarsi..

Tassazione capital gain piena e senza modifiche per le plusvalenze relative alle cessioni di partecipazioni in società estere a regime fiscale privilegiato.

Tassazione utili e dividendi
La tassazione di utili e dividendi percepiti da persone fisiche non in regime di impresa è stata anch'essa oggetto di recente riforma, eliminando anche in questo caso la distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificarte. Per sapere cosa riportare in dichiarazione dei redditi e quanto si paga di tasse occorre fare attenzione alle date e ad altri importanti fattori.

Con la Legge di Bilancio 2018, la legge 205/2017 sono state parificate le partecipazioni qualificate e non qualificate, così che la tassazione di dividendi e utili distribuiti nel 2019 debba seguire queste regole sia soggetta ad aliquota secca al 26%: il contribuente non dovrà riportare in dichiarazione dei redditi perché sarò la società a versare la ritenuta d’acconto. Invece la tassazione progressiva Irpef sarà su base imponibile del 58,14% (esenzione del 41,86%) con applicazione delle ordinarie aliquote Irpef per le società di persone e le persone fisiche operanti in regime di impresa (ditte individuali), mentre per le società di capitali la base imponibile pari al 5% (esenzione del 95%).

Diverse le regole per la tassazione di dividendi e utili distribuiti prima del 1 gennaio 2019:
  • tassazione progressiva Irpef sul 40% dei dividendi distribuiti ai soci detentori di partecipazioni qualificate sino al 31 dicembre 2007 (periodo in cui l’aliquota Ires era al 33%)
  • tassazione progressiva Irpef sul 49,72% dei dividendi distribuiti ai soci detentori di partecipazioni qualificate sino al 31 dicembre 2016 (periodo in cui l’aliquota Ires era al 27,50%)
  • tassazione progressiva Irpef sul 58,14% dei dividendi distribuiti ai soci detentori di partecipazioni qualificate sino al 31 dicembre 2017 (periodo attuale in cui l’aliquota Ires è fissata al 24%)
  • dal 2018 si applica la ritenuta a titolo di imposta pari al 26% sia sui soci titolari di partecipazioni qualificate che non