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Previsioni Euro-Dollaro Aggiornate: Parità in Arrivo con Trump Presidente? Il Ruolo della BCE

lunedì 21 novembre 2016 Aggiornato il:

Nel 2017 ci sarà la parità tra euro e dollaro? Le previsioni sull'andamento dell'EUR/USD stanno cambiando ed i mercati sono propensi a dire "sì, sta per arrivare la parità per l'eurodollaro" ed anzi c'è chi ritiene che l'euro potrebbe anche andare sotto. Non solo l'elezione di Trump come presidente degli Stati Uniti ha ovviamente un ruolo importante in quanto dovrebbe promuovere politiche economiche per sostenere pesantemente la crescita, tagliare le tasse (in particolare per le grandi aziende), stimolare la Borsa e l'inflazione (probabile che i capitali internazionali si indirizzeranno maggiormente verso gli Usa in cerca di rendimenti più elevati), ma vanno considerate anche le incertezze in Europa che sono sia politiche (esisti elettorali in Italia, Francia e Germania) che economiche (crescita che sembra esserci ma a livelli non elevati, inflazione sempre poco sopra lo 0% e dunque Quantitative Easing sempre in corso). Tenuto poi conto che la Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse il 14 dicembre (subito il cambio EUR/USD si è mosso verso il basso) ed in ogni caso, soprattutto con Trump presidente, dovrà farlo ancora nel 2017, ecco che la forza del dollaro verrà ancora sostenuta. Ma per quanto? Gli analisti concordano che comunque per quest'anno la situazione non cambierà molto e il biglietto verde resterà la valuta più forte.

Come detto va considerato come un fattore primario che l'euro resterà debole, non avrà la spinta necessaria per "reggere" la pressione del dollaro perchè ovviamente gli effetti del Quantitative Easing della BCE continueranno a farsi sentire a lungo, visto che la BCE ha annunciato a dicembre che il termine del QE è stato spostato da marzo a dicembre 2017 (seconda proroga rispetto al termine originario di settembre 2016). Poi cosa potrà accadere qui da noi è un po' un mistero: da più parti si chiede e si spera che la Banca Centrale Europea continui con una politica monetaria accomodante perchè l'economia dell'UE non sembra in grado di generare quello sprint per una ripartenza decisa (non c'è recessione ma la crescita è davvero minima), l'inflazione rimane in pratica allo 0% e la strisciante crisi delle banche (italiane in particolare, ma la tedesca Deutsche Bank è proprio in difficoltà) non fa certo bene alla moneta europea. Anche se la BCE cominciasse a ridurre il Quantitative Easing da settembre (solo se ci fossero però accenni di ripresa economica più decisi e se l'inflazione dovesse davvero cominciare a crescere, come prevede Citigroup per il 2017/18), di certo non potrà farlo tutto d'un colpo ma anzi una politica monetaria espansiva continuerà in qualche maniera, magari supportata dalla riduzione dell'austerity che vari governi europei, nuovi e vecchi, dovranno quasi certamente portare avanti aumentando la spesa pubblica ed allentando i vincoli di bilancio europei, ovviamente col bene placito delle istituzioni comunitarie.
andamento cambio EUR/USD
9 novembre: elezioni presidenziali Usa, vince Trump.
8 dicembre: la BCE annuncia l'allungamento del QE.
4 dicembre: la Federal Reserve alza i tassi di interesse.
Grafico ottenuto con lo strumento de Il Sole 24 Ore in data 19 dicembre 2016.
Previsioni EUR/USD: con Trump presidente sono cambiate le prospettive
Dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane il cambio EUR/USD ha iniziato un deciso trend al ribasso, arrivando al minimo da un anno di 1.06 euro per dollaro. L'elezione del candidato repubblicano ha fatto decisamente cambiare le prospettive di mercato sui tassi di interesse e sulla crescita economica statunitensi. Tanto per dire, Citigroup ha chiaramente detto che le sue previsioni sul cambio euro-dollaro sono "virate di 180 gradi", addirittura vedendo quota 0.98 nel 2017.

Per ora ci si può solo affidare alle affermazioni della campagna elettorale, che comunque in questo settore appaiono più concrete che in altri, ed infatti i mercati si stanno già muovendo in tal senso: è nato il neologismo Trumpflation per indicare il ciclo inflazionistico che le politiche economiche di Trump probabilmente innescheranno (taglio delle tasse, aumento degli investimenti statali, "favori" ai mercati borsistici, barriere doganali) unitamente al rialzo dei tassi di interesse che la Federal Reserve a questo punto non potrà più rimandare.

Da notare che i mercati si stanno già muovendo tenendo conto di queste aspettative: non solo il cambio eurodollaro ha virato verso il basso e la parità, con Wall Street che guadagna (quasi tutti gli analisti sono concordi nel ritenere il 2017 un anno di crescita per le borse), anche gli operatori stanno vendendo i Titoli di Stato statunitensi in quanto si prospettano, per quanto detto sopra, aumenti dei costi di rifinanziamento che fanno sì salire i rendimenti - i tassi dei treasuries a 10 anno sono schizzati da 1.75% a 2.34% in seguito all'elezione di Trump - ma scendere il prezzo dei bond, mettendo a rischio la liquidità di chi ne ha comprati per milioni di dollari.
Leggi anche - Investimenti in Borsa 2017: Previsioni su Wall Street
Va detto però che le misure di spesa annunciate da Trump andranno ad aumentare il già alto debito statunitense: in genere ad un alto debito corrisponde una valuta debole, cosa che in questo non è ma che comunque farà da contrappeso ai rialzi della Fed e all'inflazione. Insomma, si prevede che il 2017 sarà ancora nel segno del dollaro forte ma con, forse, le basi per una futura inversione di tendenza sia per motivi "a stelle e strisce" che europei.

Chiudiamo dunque questi aggiornamenti sulle previsioni del cambio euro-dollaro rivolgendoci ovviamente sul nostro lato dell'Atlantico, anche se in realtà non c'è molto da aggiungere oltre a quanto già detto ad inizio articolo. Non è facile intuire ora come la nuova politica economica e commerciale statunitense dell'era Trump influenzerà l'economia europea: certo, nell'immediato abbiamo visto che il dollaro si sta rafforzando e si rafforzerà sull'euro, forse si giungerà alla parità o addirittura l'euro andrà sotto, così che nel breve termine le esportazioni europee ne possano globalmente beneficiare. Poi ci sarà da vedere se questo, unitamente agli effetti del Quantitative Easing, darà una spinta di medio-lungo termine alla crescita economica, di riflesso all'inflazione dando sostegno all'euro (anche se gli Usa di Trump dovessero davvero virare verso un deciso protezionismo non sembra possibile che metteranno dazi doganali pesanti sui prodotti europei, ma per ora è tutto un'incognita).

Come detto però sulle sorti dell'euro c'è la spada di Damocle della crisi bancaria - per ora latente, controllata, ma occorre stare in guardia - ma anche incognite politiche di non poco conto: di fatto la Brexit non ha avuto, per ora, un impatto significativo a livello economico-finanziario ma è comunque un grosso punto di domanda sulle sorti di tutto il progetto europeo, su cui pesano anche altri fattori politici tra cui soprattutto vanno citate le elezioni presidenziali e politiche in Francia (primavera) e Germania (autunno), mentre su questo fronte la vittoria del NO al referendum costituzionale del 4 dicembre con il conseguente cambio di governo in Italia non ha sortito effetti visibili.

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