Le decisioni della Federal Reserve sui tassi Usa, previsioni e prospettive, ultimi dati economici - aggiornamento 1 agosto 2019

Federal Reserve: Tassi Usa e Previsioni sulle Decisioni (Tagli agli Interessi, Ecco Perché)

Taglio dei tassi di interessi americani da parte della Fed, che il 31 luglio 2019 li ha portati nella fascia 2,00-2,25%, dal precedente 2,25-2,50% a cui si era giunti col rialzo di dicembre 2018, l'ultimo della fase di "normalizzazione" di politica monetaria iniziata due anni prima: si tratta del primo taglio dei tassi di interesse Usa dal 2008, arrivato dopo mesi in cui la Federal Reserve aveva già informato che, a causa delle incertezze economiche globali e della riduzione dell'inflazione negli Usa (la cui economia viene però definita senza indugi "più che solida"), si stava rendendo necessaria un'inversione di tendenza. I mercati già avevano scontato il taglio, il dollaro si è subito rafforzato sull'euro.

Contemporaneamente al taglio dei tassi, la Fed ha interrotto due mesi prima del previsto il quantitative tightening in atto (riduzione degli asset acquistati), riprendendo l'acquisto e dunque riavviando un quantitative easing che non era del tutto previsto dagli analisti: verranno acquistati almeno 20 miliardi al mese in titoli in scadenza, presumibilmente su tutte le scadenze.

Il tutto più che un aggiustamento di metà ciclo appare proprio una decisa virata verso una nuova politica monetaria accomodante, anche se Powell ha detto che la Federal Reserve non prevede ulteriori tagli, per lo meno a breve. Per alcuni analisti si tratta però di un'affermazione fatta probabilmente per non mettere troppo in apprensione i mercati, che se ritenessero la Fed propensa a una decisa riduzione del costo del denaro potrebbero interpretarlo come un segnale di previsioni di recessione.

Le previsioni sulle decisioni della Federal Reserve si sono puntualmente verificare: le "incertezze sulle prospettive sono aumentate", con maggiori preoccupazioni sull'andamento dell'economia americana e mondiale anche a causa della guerra dei dazi tra Usa e Cina, dunque la banca centrale statunitense, dopo aver comunicato già mesi fa che "agirà come appropriato, per sostenere un'espansione con un forte mercato del lavoro e un’inflazione vicina all'obiettivo simmetrico del 2%"., ha optato per una riduzione dei tassi di interesse. Dopo tre anni di aumenti dei tassi di interesse sui Fed Funds (gli ultimi due con la Yellen come governatore, il primo con Powell entrato in carica nel 2018) la politica monetaria della Federal Reserve dunque cambia rotta: gli analisti prevedono che i tassi Usa verranno tagliati ancora nel 2019/20, mettendo da parte quella normalizzazione - leggasi: avvio di una stretta monetaria - che pareva ormai avviata dopo la lunga fase espansiva seguita alla grave crisi del 2008.

Previsioni tassi di interesse americani - Alla luce di quanto già affermato da Powell e del taglio dei tassi Usa del 31 luglio, si prevede ora per la fine del 2020 con più certezza che i tassi Usa scenderanno, con le precedenti previsioni riviste radicalmente: se a dicembre 2018 si riteneva possibile un rialzo fino al 3,25%, già a marzo si era scesi verso la fascia 2,25%, livello che è stato confermato. Anche il tasso di equilibrio lungo periodo, è stato rivisto verso il basso, dal 2,75-3% al 2,50%, il livello più basso da dicembre 2011. Ma questo dipenderà molto dall'andamento dell'inflazione.

Le decisione della Federal Reserve di alzare i tassi nel 2017/18 furono nel solco di una strada che pareva un po' obbligata perché non era pensabile portare avanti per un decennio una politica monetaria tanto accomodante come fatto fino al 2016. Certo in questi anni un po' tutte le banche centrali del mondo hanno fatto così per diversi motivi, una su tutte la BCE col Quantitative Easing, ma anche il Giappone, la Svizzera, la Gran Bretagna (non solo ultimamente per la Brexit) e altre ancora. Tra il 2017 e il 2018 pareva che le cose stessero per cambiare, ma poi come visto la Fed Usa ha dovuto fare una parziale marcia indietro e anche la BCE, pur avendo chiuso il QE nel 2018, ha comunque annunciato un nuovo piano Tltro, il mantenimento dei tassi di interesse al minimo e un possibile nuovo QE.
andamento storico dei tassi di interesse americani
Come dimostra il grafico dell'andamento dei tassi di interesse sui Fed fund Usa,
siamo ben lontani dai livelli pre-crisi: la politica monetaria espansiva
della Federal Reserve di fatto dura da quasi 10 anni.
Situazione economica americana, l'analisi della Fed - In generale non ci sono elementi così forti da giustificare a pieno questo cambio di rotta nella politica monetaria della Federal Reserve, infatti nel board non c'è neanche unanimità sui tagli dei tassi, questo perché "molti dei fattori sono troppo recenti e occorrerà valutarli meglio", come ha spiegato il governatore Powell. Per gli analisti l'attuale atteggiamento della banca centrale americana è "aspettare e guardare", sottostante però a una probabile politica più accomodante. Molto dipenderà anche dagli esiti delle elezioni presidenziali del 2020, se Trump venisse rieletto oppure no.

L'economia statunitense, dopo un lustro di grande crescita, sta mostrando tipiche difficoltà da fine ciclo, probabilmente aggravate dalle scelte di politica economica di Trump, in particolare l'imposizione di forti dazi su molte merci importate dagli Usa dalla Cina. Per la Federal Reserve pur restando buoni i fondamentali, in particolare sull'occupazione, le incertezze politico-economiche internazionali sono un elemento problematico; mentre nello specifico della situazione statunitense gli "investimenti fissi sono stati deboli" e le "aspettative di inflazione di mercato sono calate". Fattori questi che già nel primo semestre 2019 hanno bloccato ogni previsto aumento dei tassi, per poi portare a una esplicita dichiarazione di inversione di tendenza

Le previsioni della Federal Reserve sulla situazione macroeconomica statunitense portano a un quadro leggermente nuovo per quest’anno:
  • il Pil dovrebbe continuare a crescere: confermato il 2,1% previsto per quest’anno e l'1,9% indicato a marzo per il 2020 è stato portato al 2%
  • l'inflazione si conferma debole e il target del 2% si allontana: 1,5% quest’anno contro l’1,8% indicato a marzo, 1,9% l’anno prossimo, in calo dal precedente 2%; va segnalato però che dal board del 31 luglio trapela che le prospettive di ribasso si sono fermate
  • rivisto al ribasso l'indice core: 1,8% per quest’anno, 1,9% nel 2020, 2% nel 2021, quando a marzo le previsioni indicavano un 2% per i tre anni
  • ottimo il dato relativo all'occupazione, al massimo da quasi 50 anni: per il 2019 e il 2020 si prevede un tasso di disoccupazione intorno al 3,5%, inferiore anche al 3,7% del 2018
fed usa tassi d'interesse La crescita dell'economia statunitense è costante ma come per quella europea e mondiale ci sono delle incertezze: i salari stagnano da molto tempo, le incognite politiche globali sono parecchie e non solo riguardanti la presidenza Trump, i rapporti Usa-Cina e Usa-Russia, il destino dell'Unione Europea, la situazione mediorientale.

In tutto questo le previsioni sull'andamento del cambio euro-dollaro indicano che il biglietto verde, anche se supportato meno del previsto dai rialzi dei tassi nel biennio 2017/18, ha comunque una discreta forza: se nel 2017 l'euro ha iniziato un costante recupero nonostante il freno del QE, questo recupero nel 2018 ha subito un accelerazione nella prima parte dell'anno per poi arenarsi e tornare indietro. Il primo semestre 2019 non ha dato ragione a quegli analisti che ritenevano possibile un recupero della valuta europea su quella americana: il cambio EUR/USD è rimasto inchiodato a 1,14-1,12 senza mostrare segnali di crescita, scendendo nel mese di luglio a 1,11 e, dopo il taglio dei tassi Usa del 31 luglio, a 1,10 (risalendo però subito a 1,11).

D'altra parte gli aumenti dei tassi avvenuti nei due anni passati non hanno impattato granchè sul cambio, erano ampiamente previsti e i movimenti sono stati minimi, continuando l'EUR/USD il suo movimento dovuto ad altri fattori. I mercati non solo "prevedono" le variazioni dei tassi di interesse ma anche quelli dei rendimenti dei Treasury bond Usa, restano comunque le incertezze sui mercati azionari: per la seconda parte del 2019 è difficile fare previsioni, ma se la situazione dovesse restare difficile sul piano internazionale il dollaro potrebbe comunque tenere botta.
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