Le decisioni della Federal Reserve sui tassi Usa, previsioni e prospettive, ultimi dati economici - aggiornamento 20 giugno 2019

Federal Reserve: Tassi Usa e Previsioni sulle Decisioni

Nessun rialzo dei tassi di interesse americani da parte della Fed, che li conferma nella fascia 2,25-2,50% dopo il board del 19 giugno. Le previsioni sulle decisioni della Federal Reserve sono ormai del tutto cambiate: le "incertezze sulle prospettive sono aumentate", con maggiori preoccupazioni sull'andamento dell'economia americana e mondiale anche a causa della guerra dei dazi tra Usa e Cina, dunque la banca centrale statunitense comunica che "agirà come appropriato, per sostenere un'espansione con un forte mercato del lavoro e un’inflazione vicina all'obiettivo simmetrico del 2%". Dopo tre anni di aumenti dei tassi di interesse sui Fed Funds (gli ultimi due con la Yellen come governatore, il primo con Powell entrato in carica nel 2018) la politica monetaria della Federal Reserve deve dunque cambiare rotta: gli analisti prevedono che i tassi Usa verranno tagliati nel 2019/20, mettendo da parte quella normalizzazione - leggasi: avvio di una stretta monetaria - che pareva ormai avviata dopo la lunga fase espansiva seguita alla grave crisi del 2008.

Previsioni tassi di interesse americani - Alla luce di quanto già affermato da Powell a marzo ("necessità di un approccio basato sulla pazienza") e di cosa è trapelato dopo il board del 19 giugno, le previsioni sulle decisioni della Fed indicano che per il 2019 si punta ora - in mediana - il mantenimento dell'attuale livello dei tassi sui Fed Funds; ma attenzione, perché almeno otto governatori su 17 ora prevedono almeno un taglio prima di fine anno, e altri sette ne immaginano due.

Per la fine del 2020 si prevede invece con più certezza che i tassi Usa scenderanno, con le precedenti previsioni riviste radicalmente: se a dicembre 2018 si riteneva possibile un rialzo fino al 3,25%, già a marzo si era scesi verso la fascia 2,5-2,75% (sempre in rialzo rispetto ai livelli attuali), mentre ora si ritiene con maggior probabilità una discesa a 2,25-2,50%.

Anche il tasso di equilibrio lungo periodo, è stato rivisto verso il basso, dal 2,75-3% al 2,50%, il livello più basso da dicembre 2011. Ma questo dipenderà molto dall'andamento dell'inflazione.

Le decisione della Federal Reserve di alzare i tassi nel 2018 erano nel solco di una strada che pareva un po' obbligata, non era infatti pensabile che portare avanti per un decennio una politica monetaria tanto accomodante come fatto fino al 2016. Certo in questi anni un po' tutte le banche centrali del mondo hanno fatto così per diversi motivi, una su tutte la BCE col Quantitative Easing, ma anche il Giappone, la Svizzera, la Gran Bretagna (non solo ultimamente per la Brexit) e altre ancora. Tra il 2017 e il 2018 pareva che le cose stessero per cambiare, ma poi come visto la Fed Usa ha dovuto fare una parziale marcia indietro e anche la BCE, pur avendo chiuso il QE nel 2018, ha comunque annunciato un nuovo piano Tltro, il mantenimento dei tassi di interesse al minimo e un possibile nuovo QE.
andamento storico dei tassi di interesse americani
Come dimostra il grafico dell'andamento dei tassi di interesse sui Fed fund Usa,
siamo ben lontani dai livelli pre-crisi: la politica monetaria espansiva
della Federal Reserve di fatto dura da quasi 10 anni.
Situazione economica americana, l'analisi della Fed - In generale non ci sono elementi così forti da giustificare a pieno questo cambio di rotta nella politica monetaria della Federal Reserve, infatti nel board non c'è neanche unanimità sui tagli dei tassi, questo perché "molti dei fattori sono troppo recenti e occorrerà valutarli meglio", come ha spiegato il governatore Powell. Per gli analisti l'attuale atteggiamento della banca centrale americana è "aspettare e guardare", sottostante però a una probabile politica più accomodante. Molto dipenderà anche dagli esiti delle elezioni presidenziali del 2020, se Trump venisse rieletto oppure no.

L'economia statunitense, dopo un lustro di grande crescita, sta mostrando tipiche difficoltà da fine ciclo, probabilmente aggravate dalle scelte di politica economica di Trump, in particolare l'imposizione di forti dazi su molte merci importate dagli Usa dalla Cina. Per la Federal Reserve pur restando buoni i fondamentali, in particolare sull'occupazione, le incertezze politico-economiche internazionali sono un elemento problematico; mentre nello specifico della situazione statunitense gli "investimenti fissi sono stati deboli" e le "aspettative di inflazione di mercato sono calate". Fattori questi che già nel primo semestre 2019 hanno bloccato ogni previsto aumento dei tassi, per poi portare a una esplicita dichiarazione di inversione di tendenza

Le previsioni della Federal Reserve sulla situazione macroeconomica statunitense portano a un quadro leggermente nuovo per quest’anno:
  • il Pil dovrebbe continuare a crescere: confermato il 2,1% previsto per quest’anno e l'1,9% indicato a marzo per il 2020 è stato portato al 2%
  • l'inflazione si conferma debole e il target del 2% si allontana: 1,5% quest’anno contro l’1,8% indicato a marzo, 1,9% l’anno prossimo, in calo dal precedente 2%
  • rivisto al ribasso l'indice core: 1,8% per quest’anno, 1,9% nel 2020, 2% nel 2021, quando a marzo le previsioni indicavano un 2% per i tre anni
  • ottimo il dato relativo all'occupazione, al massimo da quasi 50 anni: per il 2019 e il 2020 si prevede un tasso di disoccupazione intorno al 3,5%, inferiore anche al 3,7% del 2018
fed usa tassi d'interesse La crescita dell'economia statunitense è costante ma come per quella europea e mondiale ci sono delle incertezze: i salari stagnano da molto tempo, le incognite politiche globali sono parecchie e non solo riguardanti la presidenza Trump, i rapporti Usa-Cina e Usa-Russia, il destino dell'Unione Europea, la situazione mediorientale.

In tutto questo le previsioni sull'andamento del cambio euro-dollaro indicano che il biglietto verde, anche se supportato meno del previsto dai rialzi dei tassi nel biennio 2017/18, ha comunque una discreta forza: se nel 2017 l'euro ha iniziato un costante recupero nonostante il freno del QE, questo recupero nel 2018 ha subito un accelerazione nella prima parte dell'anno per poi arenarsi e tornare indietro. Il primo semestre 2019 non ha dato ragione a quegli analisti che ritenevano possibile un recupero della valuta europea su quella americana: il cambio EUR/USD rimane inchiodato a 1,14-1,12 senza mostrare segnali di crescita.

D'altra parte gli aumenti dei tassi avvenuti nei due anni passati non hanno impattato granchè sul cambio, erano ampiamente previsti e i movimenti sono stati minimi, continuando l'EUR/USD il suo movimento dovuto ad altri fattori. I mercati non solo "prevedono" le variazioni dei tassi di interesse ma anche quelli dei rendimenti dei Treasury bond Usa, restano comunque le incertezze sui mercati azionari: per la seconda parte del 2019 è difficile fare previsioni, ma se la situazione dovesse restare difficile sul piano internazionale il dollaro potrebbe comunque tenere botta.
Federal Reserve: Tassi Usa e Previsioni sulle Decisioni Federal Reserve: Tassi Usa e Previsioni sulle Decisioni Reviewed by Christian Citton on 20.6.19 Rating: 5

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