Le decisioni della Federal Reserve sui tassi Usa, previsioni e prospettive, ultimi dati economici - aggiornamento 19 settembre 2019

Federal Reserve: Tassi Usa e Previsioni sulle Decisioni (Tagli agli Interessi, Ecco Perché)

Taglio dei tassi di interessi americani da parte della Fed, che il 18 settembre li ha portati nella fascia 1,75-2,00%: si tratta della seconda riduzione di 25 punti base dopo la prima del 31 luglio, quando li portò nella fascia 2,00-2,25%, dal precedente 2,25-2,50% a cui si era giunti col rialzo di dicembre 2018, l'ultimo della fase di "normalizzazione" di politica monetaria iniziata due anni prima. Inoltre la Federal Reserve comprerà Treasury Bond per 60 miliardi di dollari al mese a partire dal 15 ottobre e fino al secondo trimestre 2020.

Dunque in pochi mesi due tagli dei tassi di interesse Usa dal 2008, arrivati dopo che la Federal Reserve aveva già informato che, a causa delle incertezze economiche globali e della riduzione dell'inflazione negli Usa (la cui economia viene però definita "più che solida"), si stava rendendo necessaria un'inversione di tendenza. I mercati si aspettavano il taglio degli interessi e le reazioni sono state parecchio blande anche perché alcuni operatori speravano velatamente in un taglio più consistente, mentre il cambio euro-dollaro, stabile da diverse settimane, è rimasto praticamente fermo intorno a quota 1,10 (leggerissimo rafforzamento del biglietto verde in giornata).

Contemporaneamente al taglio dei tassi, la Fed ha immesso 200 miliardi di dollari nel sistema finanziario statunitense nel giro di tre giorni: lo scopo è quello di abbassare i tassi di interesse "reali" e governare più fortemente il mercato della liquidità interna, in quanto le banche americane si stanno scambiando denaro con interessi ben più alti di quelli federali, fino anche il 10%. Da ricordare e tenere bene a mente che la Federal Reserve, in concomitanza del taglio degli interessi del 31 luglio, aveva interrotto due mesi prima del previsto il quantitative tightening in atto (riduzione degli asset acquistati), riprendendo l'acquisto e dunque riavviando un quantitative easing che non era del tutto previsto dagli analisti: verranno acquistati almeno 20 miliardi al mese in titoli in scadenza, presumibilmente su tutte le scadenze. Esattamente come farà la BCE col nuovo QE che inizierà a novembre.


Le previsioni macroeconomiche e la "diagnosi" sull'economia statunitense restano sostanzialmente invariate da parte della Federal Reserve: i pericoli globali sono gli stessi, leggerissima revisione verso l'alto per la crescita Usa, inflazione sempre ferma. Le previsioni sulle decisioni della Fed indicano che il previsto terzo taglio del 2019 è un po' meno probabile, per il medio termine si prospetta un ritorno sopra il 2% non prima del 2021.

Le previsioni sulle decisioni della Federal Reserve si sono dunque puntualmente verificate: le "incertezze sulle prospettive sono aumentate", con maggiori preoccupazioni sull'andamento dell'economia americana e mondiale anche a causa della guerra dei dazi tra Usa e Cina, dunque la banca centrale statunitense, dopo aver comunicato già mesi fa che "agirà come appropriato, per sostenere un'espansione con un forte mercato del lavoro e un’inflazione vicina all'obiettivo simmetrico del 2%", ha optato per una riduzione dei tassi di interesse. Dopo tre anni di aumenti dei tassi di interesse sui Fed Funds (gli ultimi due con la Yellen come governatore, il primo con Powell entrato in carica nel 2018) la politica monetaria della Federal Reserve dunque cambia rotta: gli analisti prevedono che i tassi Usa potrebbero venire tagliati ancora nel 2020, mettendo da parte quella normalizzazione - leggasi: avvio di una stretta monetaria - che pareva ormai avviata dopo la lunga fase espansiva seguita alla grave crisi del 2008.

Queste le parole di Powell durante la conferenza stampa del 18 settembre:
[se le prospettive diventassero ancora più deboli] "una sequenza più estesa di tagli potrebbe essere appropriata. Non lo prevediamo, non è quello che ci aspettiamo ma sicuramente seguiremo questa rotta, se dovesse risultare necessario. Restiamo dipendenti dai dati ... Prenderemo le decisioni riunione dopo riunione".
Previsioni tassi di interesse americani - Alla luce di quanto affermato da Powell e dei due ravvicinati tagli dei tassi Usa, si prevede ora per la fine del 2020 con più certezza che i tassi Usa scenderanno o rimarranno a questi livelli, con le precedenti previsioni riviste radicalmente: se a dicembre 2018 si riteneva possibile un rialzo fino al 3,25%, già a marzo si era scesi verso la fascia 2,25%, livello che è stato confermato. Anche il tasso di equilibrio di lungo periodo è stato rivisto verso il basso, dal 2,75-3% al 2,50%, il livello più basso da dicembre 2011. Ma questo dipenderà molto dall'andamento dell'inflazione.
andamento storico dei tassi di interesse americani
Come dimostra il grafico dell'andamento dei tassi di interesse sui Fed fund Usa,
siamo ben lontani dai livelli pre-crisi: la politica monetaria espansiva
della Federal Reserve di fatto dura da quasi 10 anni.
Situazione economica americana, l'analisi della Fed - In generale non ci sono elementi così forti da giustificare a pieno questo cambio di rotta nella politica monetaria della Federal Reserve, infatti nel board non c'è neanche unanimità sui tagli dei tassi, questo perché "molti dei fattori sono troppo recenti e occorrerà valutarli meglio", come ha spiegato il governatore Powell. Per gli analisti l'attuale atteggiamento della banca centrale americana è "aspettare e guardare", sottostante però a una probabile politica più accomodante. Molto dipenderà anche dagli esiti delle elezioni presidenziali del 2020, se Trump venisse rieletto oppure no.

L'economia statunitense, dopo un lustro di grande crescita, sta mostrando tipiche difficoltà da fine ciclo, probabilmente aggravate dalle scelte di politica economica di Trump, in particolare l'imposizione di forti dazi su molte merci importate dagli Usa dalla Cina. Per la Federal Reserve pur restando buoni i fondamentali, in particolare sull'occupazione, le incertezze politico-economiche internazionali sono un elemento problematico; mentre nello specifico della situazione statunitense gli "investimenti fissi sono stati deboli" e le "aspettative di inflazione di mercato sono calate". Fattori questi che già nel primo semestre 2019 hanno bloccato ogni previsto aumento dei tassi, per poi portare a una esplicita dichiarazione di inversione di tendenza

Le previsioni della Federal Reserve sulla situazione macroeconomica statunitense portano a un quadro leggermente nuovo per quest’anno:
  • il Pil dovrebbe continuare a crescere: il 2,1% previsto per quest’anno è stato rivisto a 2,2% e l'1,9% indicato a marzo per il 2020 è stato portato al 2%, mentre per il 2021 dall'1,8% all'1,9%
  • l'inflazione si conferma debole e il target del 2% si allontana: 1,5% quest’anno contro l’1,8% indicato a marzo e 1,9% l’anno prossimo, in calo dal precedente 2%; va segnalato però che dal board del 31 luglio è trapelato che le prospettive di ribasso si sono fermate
  • rivisto al ribasso l'indice core: 1,8% per quest’anno, 1,9% nel 2020, 2% nel 2021, quando a marzo le previsioni indicavano un 2% per i tre anni
  • ottimo il dato relativo all'occupazione, al massimo da quasi 50 anni: per il 2019 e il 2020 si prevede un tasso di disoccupazione intorno al 3,5%, inferiore anche al 3,7% del 2018
fed usa tassi d'interesseLa crescita dell'economia statunitense è costante ma come per quella europea e mondiale ci sono delle incertezze: i salari stagnano da molto tempo, le incognite politiche globali sono parecchie e non solo riguardanti la presidenza Trump, i rapporti Usa-Cina e Usa-Russia, il destino dell'Unione Europea, la situazione mediorientale.

In tutto questo le previsioni sull'andamento del cambio euro-dollaro indicano che il biglietto verde, anche se supportato meno del previsto dai rialzi dei tassi nel biennio 2017/18, ha comunque una discreta forza: se nel 2017 l'euro ha iniziato un costante recupero nonostante il freno del QE, questo recupero nel 2018 ha subito un accelerazione nella prima parte dell'anno per poi arenarsi e tornare indietro. I primi tre trimestri del 2019 non hanno dato ragione a quegli analisti che ritenevano possibile un recupero della valuta europea su quella americana: il cambio EUR/USD è rimasto inchiodato a 1,14-1,12 senza mostrare segnali di crescita nella prima metà dell'anno, scendendo a 1,11 nel mese di luglio. Dopo i due tagli dei tassi di luglio e settembre è stabile a 1,10.

D'altra parte gli aumenti dei tassi avvenuti nei due anni passati non hanno impattato granchè sul cambio, erano ampiamente previsti e i movimenti sono stati minimi, continuando l'EUR/USD il suo movimento dovuto ad altri fattori. I mercati non solo "prevedono" le variazioni dei tassi di interesse ma anche quelli dei rendimenti dei Treasury bond Usa, restano comunque le incertezze sui mercati azionari: per la seconda parte del 2019 è difficile fare previsioni, ma se la situazione dovesse restare difficile sul piano internazionale il dollaro potrebbe comunque tenere botta.
Federal Reserve: Tassi Usa e Previsioni sulle Decisioni (Tagli agli Interessi, Ecco Perché) Federal Reserve: Tassi Usa e Previsioni sulle Decisioni (Tagli agli Interessi, Ecco Perché) Reviewed by Christian Citton on 14.10.19 Rating: 5

Nessun commento:

Powered by Blogger.