6 novembre 2017

Come Funziona il Quantitative Easing della BCE e che Effetti Ha in Europa

Spiegazione del funzionamento del QE e dei suoi effetti sull'economia e la finanza europee.
Cosa è il QE e come funziona, quali effetti ha sul sistema finanziario europeo - Con il termine Quantitative Easing si intende la politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea, una vasta operazione finanziaria che ha lo scopo di combattere il pericolo di deflazione nell'Area Euro sostenendo al tempo stesso la crescita economica, stabilizzare il sistema bancario e dare una spinta al mercato del credito per famiglie e imprese. In sostanza col QE la BCE immette liquidità, "batte moneta" come si suol dire, in due modi: comprando obbligazioni per miliardi di euro al mese (inizialmente Titoli di Stato, poi da aprile 2016 anche bond corporate grade di aziende private) e avendo portato a 0% il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale, cioè il costo del denaro. Inoltre per stimolare le banche ad elargire più facilmente mutui e finanziamenti a imprese e famiglie ha portato a -0.40% il tasso di interesse sui depositi, ovvero fa pagare le banche per le liquidità che esse detengono nei suoi depositi (in condizioni normali sarebbe il contrario ed il tasso positivo).

Il QE è cominciato lunedì 9 marzo 2015 ed è stato potenziato più volte nei primi 18 mesi con l'aumento degli acquisti di Titoli e progressivi abbassamenti dei tassi di interesse da parte della BCE, che ha pure spostato il termine previsto prima da marzo a dicembre 2017, poi ancora a settembre 2018 (ma con una riduzione degli acquisti da gennaio) perchè i risultati tardavano a venire, in particolare la spinta all'inflazione; buoni invece i risultati sulla stabilità finanziaria sistemica, anche il sostegno alla ripresa economica che comunque mostra alcune incertezze. Certo eventi come la Brexit e poi la vicenda dell'indipendenza catalana, ma anche il rafforzamento delle forse euroscettiche un po' ovunque, hanno remato contro la ripresa e soprattutto la solidità del sistema euro: per questo molti analisti ed i mercati "ringraziano" la BCE ed elogiano le iniziative intraprese sotto la reggenza di Mario Draghi, cioè riuscire a garantire stabilità nonostante gli ostacoli.

Il funzionamento del Quantitative Easing in pratica - Per prima cosa conviene chiarire cos'è il QE della BCE e cosa comporta. Da marzo 2015 a settembre 2018 (termine allungato tre volte e come è stato detto da Mario Draghi se gli obiettivi non saranno raggiunti si andrà avanti ancora) la Banca Centrale Europea stamperà moneta da immettere in circolazione comprando Titoli di Stato e altre tipologie di obbligazioni (anche emesse da autorità regionali e locali, e bond corporate investment grade, come annunciato col potenziamento del 10 marzo 2016) con scadenza 2-20 anni, per un totale di 60/80 miliardi al mese, ridotti a 30 da gennaio 2018, rispettando dei limiti precisi: potrà comprare non oltre il 50% dei Titoli emessi da un Paese (da marzo a ottobre 2015 era il 25%, poi fino a marzo 2016 il 33%), comunque in base alla quota di ogni banca centrale nazionale nel capitale della BCE. Con la clausola del "risk sharing" il rischio si ripartisce all'80% alla BCE e il restante 20% alle Banche Centrali degli Stati coinvolti, con l'intento di "responsabilizzarli" come chiesto da Germania e altri Stati del Nord.

Gli effetti immediati del Quantitative Easing - Il primo effetto del QE si era già avvertito mesi prima del suo inizio perchè i mercati si muovono in anticipo, bastano gli annunci di azioni future per produrre conseguenze: dato che aumenta la massa monetaria in circolazione il suo valore diminuisce e infatti l'euro si è deprezzato sul mercato forex, perdendo circa il 16% sul dollaro e l'8% sulle altre principali valute. Un bene per le esportazioni europee e italiane ma uno svantaggio per le importazioni di beni e materie prime, anche se c'è da dire che le commodities (materie prime minerarie, petrolio ecc..) nel biennio 2014/15 hanno subito un crollo dei prezzi, recuperato in parte dal 2016 ma ancora con molte incertezze nel 2017. Il Quantitative Easing è chiaramente un elemento chiave per un'analisi della situazione della moneta unica europea, come spieghiamo dettagliatamente nel report periodicamente aggiornato sulle previsioni dell'euro-dollaro.

Il secondo effetto del Quantitative Easing della BCE è il far scendere i tassi di interesse dei Titoli di Stato, anch'esso già "attivo" sui mercati da prima del suo inizio ufficiale nel marzo 2015. Ovvio è che se una Banca Centrale compra Titoli di Stato per svariati miliardi i rendimenti scendono ed è un vantaggio per gli Stati emittenti che così pagano meno per il debito che mettono sul mercato.
Attenzione però: i rendimenti dei BTp Italia e di altre obbligazioni sono legati all'inflazione, la cui risalita è come detto tra gli obiettivi della BCE. Anche gli interessi dei vari tipi di bond e obbligazioni sono scesi, a vantaggio delle banche e delle società emittenti ma a svantaggio per chi investe su questi prodotti.

Il QE ha anche effetti sui tassi di interesse dei mutui: la riduzione è soprattutto per l'Euribor dei mutui a tasso variabile ma in parte contribuisce anche a contenere l'Eurirs per i mutui a tasso fisso, indice legato ai tassi dei Bund (Titoli di Stato tedesch): ovvie conseguenze delle politiche monetarie perseguite da anni della BCE, basate sul costo del denaro poco oltre lo zero e confermate in pieno proprio con il QE, che appunto lo ha azzerato. Leggete Gli Effetti sui Mutui del Quantitative Easing: Interessi Più Bassi, Detrazioni Più Alte  per tutti i dettagli di questo aspetto che tocca da vicino famiglie e imprese.

cosa è il quantitative easing, che effetti avrà sull'economia europeaIl Quantitative Easing contribuisce anche alla diminuzione dei rendimenti dei conti deposito, effetto ovviamente negativo per i piccoli risparmiatori, ma va detto che per questi ed altri "facili" prodotti d'investimento che negli anni tra il 2010 e il 2013 hanno visto i rendimenti a livelli molto elevati rispetto alle medie storiche si tratta di un ritorno alla normalità: la crisi bancaria e dell'euro di quegli anni spinse le banche ha proporre tassi di interesse molto allettanti per attrarre clienti e liquidità, con la fine dell'emergenza i tassi si sono progressivamente normalizzati.

Il QE e l'economia reale europea - Negli USA il Quantitative Easing della FED ha avuto benefici certi visto che gli ultimi dati indicano una crescita del PIL del 5% nell'ultimo periodo. Succederà lo stesso in Europa? A causa di una serie di problematiche e di differenze tra le due sponde dell'Atlantico è probabile che il QE europeo avrà effetti più attenuati, vediamo perchè.

Se l'economia americana è basata sulle grandi imprese che si finanziano direttamente sul mercato, fino l'80%, che quando la FED immetteva moneta nel sistema col suo QE ne traevano immediatamente beneficio, in Europa -e soprattutto in Italia- l'economia è per lo più centrata sulle pmi, le piccole-medie imprese che per la quasi totalità ricevono credito dalle banche.
Banche che dovrebbero riaprire i rubinetti dei finanziamenti ed abbassare i tassi di interesse, ma purtroppo il "credit crunch" è ancora forte per diversi motivi, soprattutto in Italia: ad esempio nel 2014 i tassi bancari medi italiani sono scesi solo dal 3.80% al 3.48% mentre i rendimenti dei BTp ad esempio dal 4.10% all'1.75%, anche perchè la BCE ha imposto requisiti patrimoniali più vincolanti. Comunque va considerato che dal 2014 il tasso di interesse sui depositi di denaro che le banche parcheggiano nelle casse della BCE è diventato negativo (-0.2%), ovvero è diventato un costo, altra azione della Banca Centrale per spingerle ad usare le liquidità per finanziarie imprese e famiglie.

Da considerare come primaria la questione del debito pubblico dei paesi dell'Area Euro, che ha portato le banche a comprare grandi quantità di bond sottraendo così risorse finanziarie alla crescita.

Altra differenza tra USA ed UE che potrebbe ridurre gli effetti del Quantitative Easing sull'economia reale sono i vincoli di bilancio statali che impediscono investimenti sostanziosi da parte dei governi. Quando la FED stampava moneta tra il 2007 ed il 2009 il deficit federale statunitense è aumentato dal 2.8% al 12.4%, causando certo difficoltà varie al governo che ancora oggi si sentono, ma di certo i benefici sull'economia sono stati evidenti.

Infine bisogna considerare che l'Europa è un grande importatore di materie prime come petrolio, gas, metalli e minerali, molto più che gli Stati Uniti che negli ultimi anni hanno raggiunto l'indipendenza economica: ora come detto i prezzi sono molto bassi ma è comunque un costo da considerare soprattutto con l'euro debole, e in ogni caso è previsto un rialzo nel medio termine.