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La Federal Reserve Alzerà i Tassi d'Interesse: Situazione con Trump Presidente e Previsioni Aggiornate

mercoledì 7 dicembre 2016 Aggiornato il:

Previsioni sui tassi d'interesse Usa aggiornate dopo il rialzo del 14 dicembre, prospettive con Trump presidente e ultimi dati economici - Dopo il rialzo di 0.25% avvenuto mercoledì 14 dicembre 2016, ad un anno esatto dal precedente (e primo dopo 7 anni), è ormai certo che La Federal Reserve alzerà i tassi di interesse anche nel 2017: i tempi sono maturi perchè i fondamentali macroeconomici dell'economia statunitense evidenziano la crescita economica, inoltre ci si aspetta che le politiche economiche e finanziarie del presidente Trump favoriranno l'aumento dell'inflazione (c'è chi prevede addirittura un 3% a fine 2017). Tutto porta a dire che gli aumenti dei tassi d'interesse americani saranno un po' meno "prudenti" rispetto a quanto ipotizzato nell'ultimo anno, quello trascorso tra il rialzo del dicembre 2015 e quello del 14 dicembre 2016, già scontato dai mercati che come sempre si muovono in anticipo. Ecco quindi l'aggiornamento della situazione, le previsioni sull'andamento dei tassi d'interesse americani e qualche consiglio su come investire.

Lo scorso anno la Federal Reserve alzò il costo del denaro dello 0.25% portando il Fed Fund in area 0.25-0.50% per la prima volta dal dicembre 2008, quando lo abbassò a 0-0.25% per affrontare la tremenda crisi dei mutui subprime. Per tutto il 2016 poi non ha più ritoccato il tasso, professando un'estrema prudenza dovuta alle incertezze di una crescita economica con alcuni interrogativi (negli Usa stessi ma anche in Europa e nel resto del mondo, ovviamente influenzati dalle vicende americane e dall'andamento del dollaro) ma anche di una situazione politica segnata dalle elezioni presidenziali più polarizzate della storia.

L'elezione di Trump come 45esimo presidente degli Stati Uniti è stata ben accolta dai mercati, mercati che comunque hanno già ampiamente metabolizzato il rialzo dei tassi del 14 dicembre con un incremento di un altro quarto di punto, quindi col passaggio del Fed Fund in area 0.50-0.75%, un aumento ampiamente previsto da mesi e dato per certo nelle ultime settimane.

Le previsioni sui tassi d'interesse americani per il 2017 elaborate dagli analisti propendono per due o tre rialzi nel corso dell'anno, anche se alcuni si spingono a dire anche quattro. La maggioranza comunque indica per la fine del 2017 un costo del denaro dell'1.25-1.50%, chi ritiene che ci potranno essere fino a quattro rialzi ipotizza fino a 1.75%.

Di certo c'è che l'estrema prudenza professata dalla Yellen ed effettivamente messa in campo dalla Federal Reserve dovrà essere almeno in parte allentata perchè innanzi tutto le condizioni economiche statunitense lo consentono, dunque come più volte detto "l'era dei tassi minimi, poco sopra lo zero e che ha rappresentato un'eccezione per fronteggiare la crisi e la recessione degli anni passati, sta e deve finire". Questi i più recenti indicatori macro dell'economia statunitense, giusto per dare un'idea:
  • Pil su base annua: +3.2% nel terzo trimestre 2016, oltre le previsioni degli analisti e più alto livello degli ultimi due anni, nei quali comunque non si è scesi sotto l'1,5% (dati dei tre trimestri precedenti)
  • secondo Fitch la crescita del Pil Usa sarà nel 2017 del 2.2% anche grazie all'alleggerimento fiscale sui profitti aziendali e gli utili fatti rientrare dall'estero che ha promesso Trump
  • tasso di crescita dei consumi al 2.8%, indice di fiducia dei consumatori passato da 100.8 di ottobre a 107.1 di novembre 2016
  • tasso di disoccupazione al 4.9%
  • rialzo del 13% dell'utile netto per banche commerciali e casse di risparmio, record di 45.6 miliardi di dollari nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso
Se queste sono le condizioni dalle quali si arriva, bisogna considerare quelle verso cui si sta andando: nell'articolo Investimenti 2017: Cosa Cambierà con Trump un excursus generale sulla politica economico-finanziaria che ha intenzione di mettere in atto il nuovo presidente degli Stati Uniti, vediamo però alcuni dettagli ed elementi più in relazione con i tassi di interesse e la stessa Federal Reserve.

fed usa tassi d'interesseTra i punti-chiave del programma di Trump c'è una forte riduzione della pressione fiscale sulle aziende, in particolare sui profitti e sugli utili portati all'estero da far rientrare per essere investiti in patria; oltre agli sgravi fiscali, Trump ha anche annunciato un piano di investimenti pubblici e la volontà di ristrutturare il debito. Queste mosse, unite alla crescita economica, porteranno ad un rialzo sensibile dell'inflazione, per lo meno rispetto ai valori attuali e alla tendenza degli ultimi anni: questo è un altro elemento che consentirà - o forzerà - la Federal Reserve ad aumentare i tassi di interesse. Va inoltre detto che stanno tornando a crescere i prezzi delle materie prime e del petrolio, altro fattore che incide sull'aumento dell'inflazione, seppur meno negli Usa che in Europa.

La politica monetaria dei bassi tassi di interesse è servita per uscire dalla crisi economia innescata dalla crisi dei mutui subprime ed è stata affiancata, almeno durante gli otto anni della presidenza Obama, da un generale aumento delle tasse per le imprese ma anche delle imposte sui redditi personali. Ora che l'economia sembra ben indirizzata è appunto il momento di una normalizzazione per la politica monetaria, che a quanto pare verrà sostituita dalla politica di alleggerimento fiscale nel ruolo di stimolo alla crescita economica: ci saranno più investimenti perchè appunto le aziende pagheranno meno tasse, i cittadini consumeranno di più, saliranno i prezzi.

In tutto questo le previsioni sull'andamento del cambio euro-dollaro hanno di nuovo la parità tra gli scenari possibili nel 2017, anche perchè il dollaro già si rafforza in quanto le aspettative dei mercati hanno come sempre effetti in anticipo sui fatti. Ed i mercati non solo "prevedono" i rialzi dei tassi di interesse, tanto che i rendimenti dei Treasury bond Usa sono schizzati ad inizio dicembre 2016 al 2.47% raggiungendo i massimi da luglio 2015, ma anche la continuazione del trend positivo del mercato azionario proprio grazie alla politica economica di Trump (a tal proposito vedasi il focus Investire in Borsa nel 2017: Previsioni su Wall Street).

A tal proposito si potrebbe obbiettare che con un costo del denaro più elevato gli investimenti sono più cari per le imprese in quanto pagano più interessi per i finanziamenti, inoltre con un dollaro più forte le esportazioni sono più difficili. Tuttavia secondo gli analisti il peso della politica fiscale accomodante che Trump introdurrà dovrebbe essere superiore a questi due fattori e dunque stimolare la crescita reale, gli investimenti delle aziende, i loro titoli azionari e obbligazionari, dunque anche i consumi, la finanza, l'inflazione...

Tutto oro quel che luccica? Non è detto, perchè va considerato che l'economia statunitense sembra al termine di un ciclo economico durato 7 anni che
  1. o sarà seguito da un altro ciclo di crescita stimolato proprio dalle novità di Trump
  2. oppure, come gli storici economici affermano, sarà seguito da per lo meno un "mini ciclo" recessivo causato proprio dalla normalizzazione, dalla stretta della politica monetaria.
La seconda ipotesi fa ritenere che in ogni caso la Federal Reserve proseguirà con rialzi dei tassi di interesse prudenti per una normalizzazione alquanto graduale, nonostante alcuni membri attuali del board saranno sostituiti da Trump con altri più "falchi" e più vicini alle posizioni del presidente (la stessa Yellen terminerà il suo mandato nel 2018), Lo stesso presidente sarà più moderato rispetto a quanto dichiarato in campagna elettorale e i Repubblicani, per mantenere il controllo del Congresso alle elezioni di mid term, impediranno che appunto si viri verso una stretta economica eccessiva che ostacolerebbe la crescita.

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