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Investimenti 2016: i Rischi da Considerare

lunedì 18 gennaio 2016 Aggiornato il:

Quali rischi vanno considerati per investire nel 2016 ? L'anno si è aperto con una nuova crisi della Borsa in Cina e col prezzo del petrolio ancora giù, va poi considerata la crisi del Venezuela ma in generale occorre tenere sott'occhio la situazione dei Paesi Emergenti in quanto legata appunto a petrolio e materie prime ma anche al dollaro e al rialzo dei tassi americani da parte della Fed. Ovviamente non vanno dimenticati il Quantitative Easing della BCE, la situazione dell'oro, le questioni geopolitiche mondiali... magari stiamo ancora attenti alla Grecia visto che la crisi del debito permane e l'uscita dall'euro -la Grexit- resta possibile. Si intensifica anche la spinta ad uscire proprio dall'Unione Europea in Gran Bretagna e la Brexit sarebbe di certo cosa ben peggiore. Vediamo dunque un quadro di sintesi dei rischi per gli investimenti 2016 in azioni di Borsa, Titoli di Stato, obbligazioni ma anche per il trading sull'oro, il trading forex e quant'altro.

Investire in Borsa nel 2016, rischi e situazione generale

Se la prima parte abbondante del 2015 -fino all'estate- ha visto le Borse europee protagoniste in positivo, la seconda parte dell'anno ha ridimensionato guadagni e aspettative, anche perchè la crisi della Borsa cinese con svalutazione dello yuan nel mese di luglio è stato un colpo pesante. Purtroppo il mercato cinese condizionerà anche il 2016 di chi investe in Borsa, come le prime settimane di gennaio hanno dimostrato: quindi molta attenzione alla volatilità dei mercati azionari, che sarà stimolata anche da altri fattori concomitanti che contribuiscono a creare un quadro molto diverso da quello di un anno fa.

Rialzo dei tassi americani e investimenti 2016, quali rischi

Per un'analisi dettagliata leggete il report La Fed alza i tassi dopo 7 anni: le previsioni, qui precisiamo che la Federal Reserve Usa è attualmente la sola banca centrale tra quelle più importanti a intraprendere una politica monetaria restrittiva, o meglio: a invertire la rotta dopo anni di politiche fortemente espansive, visto che i rialzi saranno moderati per tutto il 2016. Infatti la crescita economica americana e quella mondiale non consentono di esagerare, poi va considerato l'instabile quadro internazionale (sia politico che economico) nonchè le elezioni presidenziali per il successore di Obama. Considerato tutto ciò, gli scossoni sui mercati azionari dovrebbero essere assorbiti facilmente, mentre i prezzi delle obbligazioni scendere di poco. Il rischio in questo caso è che la Fed esageri coi rialzi ed i mercati obbligazionari reagiscano più sensibilmente.

investimenti 2016, quali rischi
Proponiamo questo grafico elaborato dagli analisti di AdviseOnly dove sono
riportate le probabilità che gli eventi considerati si verifichino davvero nel 2016.

Prezzo del petrolio 2016, fattore chiave per gli investimenti

In data 18 gennaio 2016 le quotazioni del petrolio sono ad un punto estremamente basso: 29 dollari al barile il Brent, meno di 31 dollari il WTI, entrambi solo tre settimane prima erano a quasi 39 dollari. Il crollo del prezzo del petrolio nel 2015 è il risultato di diversi fattori: l'Opec (in particolare l'Arabia Saudita per motivi di competizione internazionale) ha aumentato la produzione nonostante la bassa domanda, ad esempio della Cina, ma considerate anche la grande rivoluzione degli Usa negli ultimi anni, diventati autonomi e esportatori grazie agli "shale oil e gas"; non dimentichiamo poi che l'Iran, con lo storico accordo sul nucleare con Washington (coincidenze?), esce dal limbo delle sanzioni e potrà esportare con meno limiti. Questo cosa comporta? Tante cose. Innanzi tutto un prezzo ai minimi del petrolio ha conseguenze negative su paesi esportatori come la Russia e il Venezuela -insomma, occhio alle economie dei Paesi Emergenti, oltre a quelle di Mosca e Caracas- ma ne ha di positive su quelle dei paesi importatori, causando però un livello troppo basso dell'inflazione e incentivando ad esempio il Quantitative Easing della BCE... Insomma, petrolio e materie prime sempre al centro dell'attenzione.
Il prezzo del petrolio risalirà nel 2016? Probabile, questo livello è troppo basso e contingente (già l'Arabia Saudita si sta "moderando"), tuttavia c'è chi mette in guardia: prezzi bassi stimolano la domanda ovviamente, ma spesso in questi casi ci mette mano la speculazione e, seppur appare difficile, potremmo assistere a un devastante rialzo fino a 100 dollari (devastante per gli importatori ovviamente, ma un toccasana per i Paesi Emergenti esportatori, per le multinazionali del settore ora in crisi e quindi con effetti su bond e azioni collegate al petrolio in qualche maniera). Ricordate che in genere ad un forte aumento del greggio segue sempre una fase di recessione globale, ad un crollo un’accelerazione della crescita economica.

Investimenti 2016 in obbligazioni e azioni di società energetiche

Come già detto, il crollo del prezzo del petrolio e delle materie prime in generale sta penalizzando i bilanci delle aziende nel settore energetico, tra i principali dei mercati azionari ma anche delle obbligazioni high yield e Investment Grade. Attenzione a possibili default, c'è buon margine di guadagno per chi sa muoversi col trading sulle commodities.

La situazione dell'Europa: euro, Quantitative Easing, Grecia e Gran Bretagna

Per quel che riguarda l'euro in generale e il QE vi rimandiamo all'apposito approfondimento Tassi d'Interesse USA e Investimenti, gli Effetti dell'Aumento, dove troverete anche indicazioni su Titoli di Stato, conti deposito, mutui ecc... Qui sottolineiamo che l'euro è sì debole col dollaro (cfr il report Previsioni andamento EUR/USD sempre aggiornato), è comunque stabile. Attenzione però: se è vero che la situazione della Grecia -che rimane fragile, questo è chiaro - non dovrebbe causare alla moneta unica grossi problemi anche i caso di Grexit (ovviamente una nuova fiammata della crisi greca porterebbe volatilità nei mercati azionari e obbligazionari), effetti più seri avrebbe l'uscita dall'UE della Gran Bretagna: Londra non adotta l'euro ma è un membro fondatore oltre che un attore economico di primissimo piano, ma il sentimento antieuropeista è in crescita, con un referendum quasi certamente quest'anno e che rischia davvero di far essere realtà la Brexit, infinitamente più grave che la Grexit.

Investire nel 2016 nei Paesi Emergenti: quali rischi?

Anche in questo il prezzo del petrolio e delle materie prime giocherà un ruolo chiave, ma anche il dollaro e i tassi d'interesse statunitensi. Le stime del FMI per il 2016 dei Paesi Emergenti non sono buone, ad esempio Russia e Brasile in recessione, Cina in rallentamento. Per non parlare del Venezuela, a rischio default e soprattutto con una instabilità politica in aumento. Circa il 70% della crescita economica mondiale derivano dai Paesi Emergenti, se avessero più difficoltà del previsto la stagnazione mondiale sarebbe quasi scontata.

Le tensioni geopolitiche e i rischi per gli investimenti nel 2016

Queste le principali situazioni da tenere sott'occhio:
  • terrorismo islamico in genere
  • situazione in Libia e in Siria-Iraq (approvvigionamenti di petrolio e gas)
  • rapporti tra Russia e Nato (questione Ucraina, Turchia e ISIS)
  • situazione tra Iran e Arabia Saudita, tra Iran e Israele (con ovviamente Usa, Russia e UE di mezzo)
  • Corea del Nord

Il Giappone nel 2016 continuerà con "l'Abenomics"?

Il Giappone ha un debito pubblico al 230%, un'enormità se paragonata a quelli europei (la Grecia era al fallimento con "solo" il 150% circa) ma che è comunque meno problematico di quel che si potrebbe pensare, per lo meno nel caso del Sol Levante. Comunque, con Abenomics si intende la politica macroeconomica che Tokio sta perseguendo dal 2013 su iniziativa del premier Shinzo Abe. In poche parole si ha una politica monetaria espansiva al massimo (ben più del QE in Europa o del Tapering americano di qualche anno fa - aggiornamento 29 gennaio: la BoJ introduce tassi d'interesse negativi per la prima volta nella storia), alta spesa pubblica, crescita dei salari inferiore a quella dell'inflazione. Di certo nell'immediato i risultati ci sono: crescita del Pil intorno al 3%, mercato azionario cresciuto del 55%, esportazioni aumentate del 12%, inflazione al 2% dopo anni di deflazione. Durerà tutto ciò? O meglio: siccome i risultati sono sì buoni ma non come li vorrebbe il governo, col debito pubblico sempre altissimo, ci saranno accelerate? Il Giappone è un attore tra i principali per quel che riguarda i mercati finanziari, un occhio anche qui dunque.

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